Nota critica di Riccardo Emmolo
"Colore, forma e poesie"

...Non c'è bisogno di inventarsi abbinamenti tra vocali e colori - sembra dirci Fratantonio -, basta seguire parola dopo parola, sfumatura dopo sfumatura, tutte le vibrazioni di una poesia. Perchè alla fine - come annotava nel suo diario Friedrich - "l'unica sorgente dell'arte (di ogni arte, aggiungiamo noi) è il nostro cuore".
Siamo arrivati così al centro della ricerca di Fratantonio. Questo artista cos&irave umile e appartato ci suggerisce che non è solo la sorgente delle arti ad essere comune, ma in un certo senso lo sono anche - per quanto strano possa sembrare - gli strumenti. Egli infatti non riporta le parole in fondo al quadro (come fanno in genere i pittori che intendono citare i versi che li hanno ispirati), nè in alto, in guisa di titolo. Nei quadri di Fratantonio le parole si trovano disposte quasi sempre in forma circolare, concentrica. Sono cioè da leggere, oltre che come segni sonori dotati di un significato più o meno chiaro, anche come segni visivi che accompagnano ed esaltano il cuore irradiante di ogni quadro. Questi fitti vortici di minuta grafia da una parte sembrano contornare e contenere i colori, dall'altra si danno come una loro ulteriore vibrazione. Una danza sufi intorno ad un centro che viene ad untempo integrato e sfaldato, ma sempre tenuto in equilibrio.
Così nei quadri di Fratantonio l'arte e la poesia risultano essere ciò che la loro etimologia in Occidente da sempre indica: poièsis (da poièo=faccio, costruisco, formo), e techne (da tecnàzo=lavoro, fabbrico, costruisco), lavoro artigianale umile e faticoso. Questi quadri, grazie all'intrecciarsi di sottili vibrazioni di canto colorato, restituiscono alla pittura e alla poesia la loro comune, nascosta origine. Essi ci ricordano che le parole del poeta e le pennellate del pittore sono entrambi segni. Segni visivi e segni sonori che la semiologia può indagare nelle loro reciproche relazioni astratte, ma che solo il cuore dell'artista sa esplorare nelle loro segrete tessiture man mano che si fa opera d'arte.

Nota critica di Giorgio G. Guastella
"Colore, forma e poesie"

...Fratantonio afferma così la propria indipendenza riverenziale e la necessità di non assecondare le esigenze della scrittura assoggettando il messaggio pittorico, attuando nei confronti della poesia una "violenza" che è "rilettura" interpretativa. Così una lirica, pur "coprendo" un'opera tra le più rappresentative dell'artista (un monocromo rosso con il disegno essenziale, "minimalista", rigorosamente "piatto" di una casa, Leitmotiv di una precedente produzione, in particolare in opere chiave come la "Croce cosmica"), ne è in effetti "soggiogata". La stessa scrittura è "negata" nella sua "presenza" quando è - in alcune opere - non tracciata ma "graffita" (dunque determinata da "assenza") sulla materia pittorica.
Non di meno Fratantonio manifesta rispetto per la grandezza dell'opera poetica di Quasimodo, intitolando i dipinti con i titoli delle rispettive poesie soprascritte, determinadno dunque in definitiva un rapporto di paritario coonfronto e dialettica simbiosi tra i due codici.
Fratantonio rielabora le suggestioni visive suggeritegli dalle poesie di Quasimodo, e le traspone sul rapporto pittorico in forma, colore, segno, simbolo; ma proprio la forma è spesso annichilita per consentire alla pura materia pittorica di esprimersi nell'intensità spirituale della pittura informale: in luogo di soggetti reali, figurano oggetti estremamente stilizzati o il loro corrispettivo segno: l'artista rappresenta visivamente il cuore dei versi quasimodiani facendo ricorso alla comune icona (), giÓ adoperata reiteratamente da Schifano, e che Fratantonio circonda con la scrittura seguendone il contorno. Raffigurando non il cuore, ma la sua icona, l'artista ne ribalta il senso simbolico da organo sofferente e sanguinante in Quasimodo a emblema d'amore (incentrando il messaggio visivo sulla funzione simbolica comunemente associata all'icona stessa).